Provate a immaginare: un piccolo orto in cui coltivare le primizie di stagione, persone fidate a cui lasciare i propri bambini, spazi comuni in cui chiacchierare sorseggiando un caffè. Questa cornice domestica non è un’utopia, ma la filosofia di vita che ha ispirato la pratica del cohousing.
Il cohousing costituisce un nuovo modo di abitare, che si sta affermando pian piano anche in Italia.
I cohouser sono persone che hanno scelto di realizzare una comunità residenziale condividendo alcuni spazi e servizi (ad es.: orto o serra in comune, micronido per bambini, car sharing, ecc.).
I vantaggi che il cohousing consente di ottenere non attengono soltanto alla sfera economica (si riducono, infatti, gli sprechi e il ricorso a servizi esterni e si può optare per l’acquisto collettivo di prodotti), ma si riferiscono soprattutto a quella sociale. Il coabitare, in effetti, ridisegna nuovi spazi di socialità e nuove modalità di condivisione nel rapporto con il vicinato. La filosofia condivisa dei cohouser è quella di sviluppare un’idea di appartenenza a una comunità mettendo in primo piano il valore della condivisione a cui aspira questo nuovo modo di vivere e abitare una casa.
Resta salvaguardato, in ogni caso, lo spazio per la privacy di ognuno degli abitanti della comunità, visto che la condivisione degli spazi non è una forzatura e ogni famiglia può continuare a sostenere i propri normali ritmi di vita.
Nella realtà italiana, il co-abitare si è affermato grazie anche alla Rete Italiana del Cohousing, costituita da associazioni e vari gruppi che, senza alcuna finalità di lucro, promuovono e sostengono la cultura del cohousing a livello locale.