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Il tentativo di esprimere l'arte cinematografica del regista italiano attraverso un cast di nomi altisonanti come Sean Penn sembra essere pienamente riuscito.
'This must be the place' è un film che fa sorridere nonostante si affrontino temi dalla sostanza tragica come quelli dell'Olocausto.
Il film di Sorrentino sembra dividersi nettamente in due parti strettamente intrecciate tra loro: la prima in cui si descrive sullo sfondo degli scenari irlandesi la vita di Cheyenne, una ex-rock star di cui mantiene solo la 'maschera' fatta di capelli voluminosi, cerone e rossetto al fianco della stravagante moglie. La coppia vive in una residenza da sogno alle porte di Dublino dove Cheyenne conduce un'esistenza pigra e annoiata, accompagnato da una giovane fan il cui fratello è scomparso in circostanze misteriose. Oltre agli investimenti in borsa, l'ex rock star si cimenta in poche altre attività come lo squash o la produzione di un giovane gruppo musicale dal nome a dir poco suggestivo.
La seconda parte, invece, è quella in cui Sorrentino dà avvio al meccanismo narrativo: a seguito della notizia della malattia del padre, che non vede da 30 annim, Cheyenne compirà un viaggio interiore foriero di notevoli cambiamenti sullo sfondo degli immensi paesaggi americani; smettendo di 'giocare' a fare la star, diventerà un uomo in grado di affrontare le sue paure andando a caccia di un misterioso nazista.
Degna di nota è l'interpretazione di Sean Penn, che subisce una vera metaformosi fisica e non solo per entrare nei panni del personaggio.
Notevoli sono anche le colonne sonore: da 'This must be the place' dei Talking Heads cantata da David Byrne (che compare in un cameo nei panni di se stesso nel film) a 'The Passenger di Iggy Pop'.
Ci sono tutti gli elementi per una visione intensa e piacevole.
Consigliato!