Lavarsi le mani con il sapone: un gesto scontato per noi. Nei Paesi sottosviluppati, però, anche acquistare delle saponette può rappresentare un "lusso" cui si preferisce rinunciare per comprare medicine o qualcosa da mangiare. Scopriamo insieme il Global Soap Project.
Quante volte vi è capitato di andare in albergo e utilizzare solo una volta quella saponetta che sarà poi inesorabilmente cestinata?
Un'esperienza simile vissuta durante la permanenza in un hotel ha segnato profondamente Derreck Kayongo, nativo dell'Uganda e principale promotore del Global Soap Project.
Questo progetto, che ha la sua base operativa ad Atlanta, si basa sulla raccolta di saponette usate dagli hotel degli Stati Uniti; si persegue in questo modo un duplice scopo: si evita lo spreco di sapone ancora utilizzabile e che altrimenti finirebbe in discarica rendendolo, invece, disponibile a chi ne ha davvero bisogno.
In particolare i Paesi poveri di destinazione del sapone, riciclato e riprocessato per la spedizione, sono lo Swatziland, il Kenya, l'Uganda e Haiti, dove si assiste a una mortalità infantile per infezioni dovute a scarse o assenti condizioni igieniche che tocca anche punte di 2 milioni di bambini, secondo le stime dell'Organizzazione Mondiale della Sanità.
Un progetto di questo tipo richiede, però, molto lavoro per le operazioni necessarie a disinfettare le saponette e renderle nuovamente utilizzabili per dare speranze di vita a chi rischia di morire per una banalità.
Il sito ufficiale a cui collegarsi per conoscere tutti i dettagli del progetto e contribuire al sostegno economico è Globalsoap.org