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La manifestazione si è svolta in modo pacifico con un corteo che si è snodato da Giaglione per arrivare alle porte del cantiere della Val di Susa.
Il corteo è stato caratterizzato anche da un atto di 'disobbedienza civile' come quello di tagliare le reti della prima recinzione incontrata ed utilizzata a protezione dell' "area rossa", quella off limits per i manifestanti.
Ma quali sono le ragioni di questa protesta?
Possiamo sintetizzarle in alcuni punti essenziali:
- il movimento no Tav ritiene che la costruzione di treni ad alta velocità rappresenti un'opera eccessivamente costosa ed inutile, che dovrebbe collegare Torino a Lione.
I lavori costerebbero, infatti, 14 milioni di euro in totale, con un contributo dell'Italia per la tratta da Chiusa San Michele a Torino pari a 4,3 miliardi.
Secondo i pro-tav queste infrastrutture consentiranno di rendere il Piemonte al centro dell'Europa.
- In realtà, un bilancio di costi-benefici permette di capire come si tratta di un'opera non giustificata da ragionevoli previsioni di traffico merci e passeggeri;
- un altro fattore fondamentale che ha spinto alla protesta in questi anni riguarda il devastante impatto ambientale che tale infrastruttura provocherebbe nel paesaggio della Val di Susa.
Insomma, la Tav non è così indispensabile come si vuole far credere, costa molto (troppo) ai contribuenti, stupra il territorio.
Dovremmo chiederci se un presunto progresso può davvero bastare a giustificare questa struttura. In altri termini, ne vale proprio la pena? Sarebbe opportuno ascoltare le ragioni di chi da anni si batte contro la TAV e fermarsi un attimo a riflettere prima di provocare, ancora una volta, danni irreparabili all'ambiente.